Le origini, il patrimonio e l'identità
La Biblioteca Universitaria di Padova nasce nel 1629 per volontà della Repubblica Veneta con l’obiettivo di arricchire e sostenere lo Studio patavino, uno dei più prestigiosi centri universitari d’Europa. Fin dall’inizio si presenta come un’istituzione moderna, pensata non solo come luogo di conservazione, ma come vero e proprio motore della vita accademica. Il suo primo bibliotecario, l’umanista Felice Osio, ne fu il principale promotore, contribuendo a definirne il ruolo strategico all’interno dell’università.
Dopo una prima sede presso il convento dei Gesuiti, nel 1631 la biblioteca venne trasferita nella suggestiva Sala dei Giganti, dove iniziò a crescere rapidamente grazie a un sistema innovativo per l’epoca: tutti i tipografi attivi nel territorio avevano l’obbligo di consegnare una copia, oltre che alla Marciana, anche alla Libreria pubblica di Padova come veniva chiamata la biblioteca.
A questo corpus si aggiunsero importanti donazioni e acquisizioni di biblioteche private, che arricchirono il patrimonio nei secoli successivi.
Il Settecento segnò una fase di grande sviluppo, con riforme organizzative e un forte incremento dei volumi, mentre durante l’Ottocento si acquisirono nuove raccolte provenienti da monasteri soppressi e da importanti lasciti.
Nel 1912 la biblioteca fu trasferita nell’attuale sede, progettata appositamente secondo criteri moderni.
Attualmente la Biblioteca conserva un patrimonio di straordinario valore: manoscritti, incunaboli, opere rare e collezioni scientifiche e umanistiche che raccontano secoli di sapere. Un luogo dove tradizione e innovazione continuano a incontrarsi, mantenendo viva la sua vocazione originaria: essere uno spazio dinamico al servizio dello studio e della conoscenza.
Tra i tesori più antichi spiccano i manoscritti medievali, circa 2.700 esemplari datati dall’XI al XX secolo. Tra questi emerge il De civitate Dei di Sant’Agostino, arricchito da un distico autografo di Petrarca, testimonianza unica del legame tra umanesimo e tradizione cristiana. Di grande valore anche l’Itinerario di Marin Sanudo, corredato da disegni di città e castelli del Quattrocento, e i frammenti musicali provenienti dal monastero di Santa Giustina, che documentano la vivace produzione artistica padovana tardo-medievale.
Tra le collezioni più preziose si distinguono gli incunaboli, le cinquecentine e opere rare come il First Folio di Shakespeare (1623), oltre a fondi speciali come quelli ebraici, armeni e scientifici.